L’edilizia sociale, miracolo a Milano

Scritto da: il 22/04/2009 | Nessun commento

Chi fosse in grado di scorrere gli archivi del TG Regionale potrebbe confermare che, qualche anno fa, il Vicesindaco e Senatore Riccardo De Corato, dichiarò, con grande enfasi, che i valori immobiliari dello storico quartiere di Baggio avevano raggiunto livelli tali da poter considerare ormai affrancati da una tradizionale povertà i residenti-proprietari, tutti resi finalmente più ricchi. Attribuì il merito all’Amministrazione comunale, ma non saprei dire quanti condivisero la sua affermazione, che metteva in relazione diretta la ricchezza dei cittadini con il valore/prezzo delle loro case, prescindendo dalla loro capacità di spesa o, se preferite, dal loro reddito.

Questo esempio è utile, non per criticare il Senatore, il quale probabilmente, come me, non è esperto di questioni economiche, ma solo per ricordare quanto fosse diffusa, prima dell’attuale crisi, l’idea che il valore/prezzo degli immobili potesse costituire un indicatore di benessere. Questa idea è poi la stessa che ha portato, nel mondo finanziario, a ritenere che il valore/prezzo dei titoli mobiliari fosse, di per sé, indice di generale benessere e, per citare Milena Gabanelli, “come poi sia andata a finire, l’abbiamo visto tutti”.

A dispetto delle altalenanti fasi di mercato, generalmente tendenti al rialzo, resta il fatto che il costo per la produzione di case destinate a chi dispone di un reddito che risulta ai livelli inferiori, dovrebbe gravare sugli utilizzatori stessi solo per la quota che, nel tempo, non debba subire grandi variazioni, anche grazie alle scelte di politica urbanistica. Per fare ciò è necessario che l’edilizia sociale sia tenuta il più possibile lontana dal mercato e che gli enti pubblici proprietari non siano “invidiosi” delle speculazioni portate a termine, da altri operatori, sul mercato degli alloggi e delle aree edificabili. Quindi dovremmo dire che la “corsa” dei valori immobiliari tende sempre ad ostacolare la costruzione di edilizia sociale, che sia destinata alla locazione o alla vendita.

Ma osservando la realtà milanese, da almeno 15 anni si deve segnalare come la stessa Amministrazione comunale abbia costantemente dichiarato, e tuttora dichiari, il suo ruolo di “sviluppatore immobiliare”, nel senso che vuole accrescere il valore anche delle aree di sua proprietà o di altre proprietà demaniali, allo scopo di partecipare al banchetto, alla pari degli operatori commerciali. Ma come si accresce il valore di un’area? E chi stabilisce quale era il valore “prima” per potere misurare l’accrescimento che la stessa area avrebbe “dopo”?. E poi “prima” e “dopo” che cosa? Almeno l’obiettivo, pare dichiarato: i due Assessori attualmente competenti, descrivono un percorso molto preciso nella sua tecnica estimativa, secondo il quale ad elevatissimi prezzi di mercato delle abitazioni, dedotto il costo di costruzione, resterebbe, per semplice differenza, un altrettanto elevato valore delle aree edificabili. Di conseguenza, secondo gli assessori, ogni volta che il Comune decidesse di mettere a disposizione un’area per l’edilizia sociale, avrebbe assolto ampiamente il proprio compito senza necessità di impegnarsi nell’attività costruttiva, la quale potrebbe essere messa in atto da altri, con soddisfacente remunerazione nonostante prezzi di vendita e canoni sociali, proprio grazie alla gratuità del terreno fornito dal Comune! Gli interessati si facciano avanti.

Tutto potevamo aspettarci, ma che si potesse aiutare l’edilizia sociale facendo leva sulla rendita fondiaria, risulterebbe un vero e proprio “miracolo a Milano”.

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