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	<title>Angoli di terra</title>
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	<description>Difendiamo e promuoviamo gli orti urbani superando l&#039; inadeguatezza della pianificazione urbanistica.</description>
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		<title>ORTI DI CITTA&#8217;, CITTA&#8217; DI ORTI</title>
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		<pubDate>Wed, 07 May 2014 07:20:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orti urbani]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli orti urbani del terzo millennio vengono costantemente trattati come un fenomeno positivo, sia nella saggistica di ricerca che negli interventi della cronaca giornalistica, quest’ultima anche troppo indulgente. Ci si può quindi domandare quali siano gli ostacoli che, di fatto, ne impediscono una maggiore diffusione, e quali  interventi legislativi si debbano adottare per soddisfare la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli orti urbani del terzo millennio vengono costantemente trattati come un fenomeno positivo, sia nella saggistica di ricerca che negli interventi della cronaca giornalistica, quest’ultima anche troppo indulgente. <span id="more-376"></span>Ci si può quindi domandare quali siano gli ostacoli che, di fatto, ne impediscono una maggiore diffusione, e quali  interventi legislativi si debbano adottare per soddisfare la continua crescita della domanda da parte delle famiglie.<br />
Già nella definizione di “orto urbano” si dichiara la necessità di disporre di superfici coltivabili “urbane” che comporta, nella fase di pianificazione urbanistica, una competizione con le altre funzioni di trasformazione del territorio originariamente destinato all’agricoltura. E’ velleitario pensare che i costi molto elevati sostenuti dalla comunità per dotarsi dei servizi tipici del territorio urbano consolidato possano convivere con un utilizzo dei terreni liberi riservato alle famiglie assegnatarie, e che la funzione degli “orti familiari” possa eventualmente sottrarre anche solo una modesta quota dalle aree dei parchi urbani che costituiscono uno standard collettivo. Gli unici casi ammissibili potrebbero essere quelli degli orti didattici per le scuole e degli orti condivisi.<br />
Peraltro la pianificazione dei maggiori centri urbani è orientata verso la riduzione del consumo di territorio, la densificazione e il riuso di superfici risultanti da dismissione o cambio di funzione, determinando una sorta di linea Maginot che i costruttori non possono oltrepassare. Oltre questa linea quali funzioni (comunque antropizzate) possono essere favorite? Generalmente si propongono parchi, foreste e agricoltura, oltre alla rete dei trasporti da e verso la città.<br />
E’ proprio in questa prima fascia di verde periurbano  che sarebbe agevole favorire la “costruzione di città di orti” come punti terminali di percorsi, pedonali e ciclabili, dalla città alla campagna. Per realizzare con risorse interamente private questa nuova funzione urbanistica occorrono solo tre semplici strumenti.<br />
1 – Una modifica alla legge urbanistica regionale che definisca e regoli la pianificazione comunale (o degli Enti Parco dove sono competenti) finalizzata a consentire, nei limiti opportuni e con procedure trasparenti, questo nuovo uso del territorio.<br />
2 – Una modifica alla legge regionale sulle attività agrituristiche che preveda l’allestimento e la gestione di orti familiari, definendo con precisione modalità e limiti. E’ necessaria per consentire agli agricoltori di essere fornitori privilegiati di questo servizio, rispettando la loro attività principale e per attestare la compatibilità con i contratti di locazione delle aree sulle quali operano.<br />
3 – Un’agevolazione fiscale sulle plusvalenze eventualmente realizzate nella vendita di aree agricole (con superficie massima definita dalla norma) che siano esclusivamente effettuate a favore di cooperative a proprietà indivisa, costituite al solo scopo di assegnare ai propri soci l’utilizzo delle superfici ortive, secondo modalità e con opere edilizie di supporto conformi alla norma-quadro regionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Scritto nel 2004</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Nov 2012 15:11:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Urbanistica milanese]]></category>
		<category><![CDATA[assessore Verga]]></category>
		<category><![CDATA[edilizia sociale]]></category>
		<category><![CDATA[orti urbani]]></category>
		<category><![CDATA[via Chiodi]]></category>

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		<description><![CDATA[In attesa che Milano veda realizzarsi il suo mini-centralpark, su parte dell’area ora occupata dalla Fiera e con un’estensione pari ad un ventisettesimo dell’originale newyorkese, alcuni cittadini si sono dati da fare creando con le proprie mani delle vere e proprie oasi di verde-familiare a pochi passi dalla loro casa. Sono così nati gli Orti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In attesa che Milano veda realizzarsi il suo mini-centralpark, su parte dell’area ora occupata dalla Fiera e con un’estensione pari ad un ventisettesimo dell’originale newyorkese, alcuni cittadini si sono dati da fare creando con le proprie mani delle vere e proprie oasi di verde-familiare a pochi passi dalla loro casa.</p>
<p>Sono così nati gli <em>Orti di via Chiodi</em>, e chi transitasse, nella tranquillità dei pomeriggi dei fine settimana, in questa via poco nota tra piazza Negrelli e via Faenza, vedrebbe, con stupore,<em> </em>intere famiglie spensieratamente affaccendate in piccoli lavori agricoli e di giardinaggio, oltre che nella preparazione di gioiosi barbecue.<span id="more-367"></span></p>
<p>Sono rappresentate tutte le età e tutte le relazioni familiari: dai nipotini fino ai nonni, passando per fratelli e sorelle con amici e fidanzati, genitori e zii. Non mancano tuttavia gruppi di studenti universitari e coppie di giovani in corso di “affiatamento”.</p>
<p>La novità che rende unica, a Milano, questa opportunità sociale, è che non si tratta della solita, un po’ triste, proposta comunale di “orti per anziani”, ma di un’iniziativa privata basata sulla fornitura di terra (e acqua di prima falda per irrigare), contro il rimborso di un prezzo di un euro al giorno, per ogni lotto grande poco più di un centesimo di pertica milanese. E’ interessante notare come l’assenza di limiti di reddito o dell’obbligo della condizione di pensionato (condizioni entrambe obbligatorie per l’assegnazione dei più economici orti comunali) abbia immediatamente determinato l’emersione di un’insoddisfatta voglia di vita all’aria aperta di intere famiglie, e quanto la loro ricerca non fosse indirizzata ad un ozioso “panchinaggio” nei, più o meno estesi, parchi cittadini, bensì ad un’operosa trasformazione di quello che era un semplice prato e che ora è tutto un brulicare di indaffarati contadini e giardinieri dilettanti. Anche le problematiche ambientali hanno trovato una risposta negli utenti, che hanno preferito scartare l’ipotesi di una recinzione provvisoria in rete metallica, a favore di una siepe, certamente meno protettiva, ma più gradevole ed ecocompatibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questi giorni l’assessore allo Sviluppo del Territorio del Comune di Milano (Giovanni Verga) ha annunciato con grande enfasi che <em>il Comune mette </em>(metterà n.d.a.) <em>a disposizione 1 milione e 700 mila mq di aree di sua proprietà per la realizzazione di 20 mila nuovi alloggi.</em> Grande comune e grande assessore! Tanta generosità sarebbe encomiabile se le aree fossero di proprietà dell’assessore, ma essendo del comune, cioè pubbliche, non dovrebbe fare clamore la notizia che aree pubbliche verranno utilizzate per una funzione pubblica quale l’edilizia, appunto, residenziale pubblica (E.R.P.)!</p>
<p>Inoltre qualcuno dovrà spiegare all’Assessore che la previsione di destinare ad edilizia residenziale pubblica una certa quantità di superfici inedificate, di per sé non determina alcuna conseguenza edilizia, almeno fino a quando i soggetti finanziatori (tra i quali il Comune non risulterà, non avendo assunto, col proclama, alcun provvedimento di spesa) che l’Assessore indica nella Regione Lombardia, nell’Aler, nei privati e nelle imprese, non metteranno a disposizione, ciascuno, un bel mucchietto di euro. E riguardo a questa circostanza, qualche dubbio, in attesa di vedere le carte, ci spetta perché immaginiamo che alla fine un prezzo da pagare ci sarà.</p>
<p>Ma quello che, francamente, meno convince, è l’affermazione dell’Assessore secondo il quale l’operazione permetterebbe, tra l’altro, di bonificare aree altrimenti destinate all’abbandono. Quindi, secondo l’Assessore, il Comune di Milano sarebbe proprietario di aree “altrimenti destinate all’abbandono”. Non serve essere addetti ai lavori per sapere che l’uso di tutto il territorio comunale è regolato, per legge, dal Piano Regolatore Generale e che questo, per quanto un po’ datato (1980) non prevede, assolutamente e mai, aree destinate all’abbandono. Caso mai prevede che una certa quantità di aree, tra cui quella felicemente utilizzata dagli orti in via Chiodi, siano destinate a verde pubblico. E se il Comune di Milano, casualmente, si comprende tra i proprietari di aree destinate a verde pubblico o ad altri servizi pubblici, non pensi di essere stato autorizzato, né da uno, né, ancor meno, da cinquecentomila voti, a considerare tali aree destinate all’abbandono.</p>
<p>Che poi, dopo tutti i dibattiti sulle periferie e sul disagio sociale maturato nei quartieri dormitorio costruiti negli anni 70, pensare all’edilizia pubblica come riempitivo delle aree altrimenti destinate all’abbandono, sarebbe il colmo!</p>
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		<title>DICONO DI NOI</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Nov 2012 11:56:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orti urbani]]></category>

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		<description><![CDATA[Il progetto pilota degli Orti di via Chiodi dimostra, direttamente dalla voce degli ortisti intervistati da RAI3, in che misura la replica di insediamenti di questo tipo possa essere socialmente positiva. Resta ancora aperta la questione normativa, infatti le amministrazioni comunali non sono pronte a recepire nei propri regolamenti edilizi e nei piani di governo del territorio questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il progetto pilota degli Orti di via Chiodi dimostra, direttamente dalla voce degli ortisti intervistati da RAI3, in che misura la replica di insediamenti di questo tipo possa essere socialmente positiva. <iframe src="http://www.youtube.com/embed/vy9flodCUvU" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p><span id="more-350"></span>Resta ancora aperta la questione normativa, infatti le amministrazioni comunali non sono pronte a recepire nei propri regolamenti edilizi e nei piani di governo del territorio questa possibilità di trasformazione delle aree agricole. Per questo motivo angoliditerra.org dovrà continuare la propria azione di stimolo del dibattito, anche portando come esempio le esperienze realizzate negli altri paesi europei.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/zXWzbMp17FU" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p>Il caso di Milano, dove ampie parti del territorio comunale con destinazione agricola sono incluse nel Parco sud, è emblematico. Qui si verifica una situazione paradossale: la Giunta comunale delibera di mettere a disposizione, per ora, solo 25.000 mq di aree suddivise in 9 località diverse, ma prevede che la coltivazione debba svolgersi su un &#8220;riporto&#8221; di terra di coltivo. Probabilmente la qualità del terreno che verrebbe assegnato è già stata precedentemente compromessa. Ciò avviene mentre altri terreni, di proprietà privata, con un passato agricolo e senza problematiche di bonifica, sono pronti per essere trasformati in insediamenti di orti non appena uno strumento normativo fisserà le regole da rispettare e i permessi da conseguire. Ma questa attesa non può essere infinita e sarebbe ora che almeno il Comune di Milano dichiarasse le sue intenzioni e prendesse un impegno!</p>
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		<title>Le sette tesi dei Colloqui di Dobbiaco 2012</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Oct 2012 14:41:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orti urbani]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
		<category><![CDATA[suolo]]></category>
		<category><![CDATA[terra]]></category>

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		<description><![CDATA[Il suolo &#8211; un miracolo ecologico. I suoli esistono in una infinita varietà e la manutenzione per l&#8217;accrescimento della loro fertilità deve essere la prima priorità nel nostro rapporto con il suolo. Solo in una terra sana e viva le piante, gli animali e gli uomini possono avere delle radici.Sotto i nostri piedi esiste più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<ol>
<li><strong>Il suolo &#8211; un miracolo ecologico. </strong>I suoli esistono in una infinita varietà e la manutenzione per l&#8217;accrescimento della loro fertilità deve essere la prima priorità nel nostro rapporto con il suolo. Solo in una terra sana e viva le piante, gli animali e gli uomini possono avere delle radici.<span id="more-342"></span>Sotto i nostri piedi esiste più vita che non intorno a noi, tre o quattro volte tanto. Sono forme di vita piuttosto lontane da noi: vermi e acari, batteri e funghi che formano dei miracolosi ecosistemi, si mettono in rete, vivono in parte in simbiosi. La minaccia alla vita del suolo minaccia la vita umana su questa terra.</li>
<li><strong>Il suolo &#8211; un bene culturale. </strong>In Europa il suolo da millenni è suolo lavorato dall&#8217;uomo. Oggi non ha più senso parlare di uno stato naturale del suolo. Non esiste nessun albero tra la Sicilia e le foreste scandinave che non sia stato piantato o &#8211; dove è cresciuto spontaneamente &#8211; lasciato dall&#8217;uomo. La cura del suolo quindi non può alimentarsi della speranza di poter conservare o ritornare a qualche &#8220;wilderness&#8221;. La preservazione della fertilità del suolo, la manutenzione e ulteriore sviluppo delle forme che abbiamo dato al suolo nei secoli della sua coltivazione richiede l&#8217;intervento umano. La questione é: secondo quali criteri? Ad esempio:  &lt;Riattivare il principio di Co-evoluzione tra il luogo, la sua coltivazione e la formazione e gli uomini che lo abitano&gt; &lt;Riconoscere e valorizzare la particolarità e unicità di ogni territorio nella sua co-evoluzione tra le condizioni naturali e la sua trasformazione storica &#8211; il che è immediatamente evidente in un posto come Dobbiaco.</li>
<li><strong>Il suolo &#8211; un bene comune. </strong>Il suolo come proprietà privata ha assunto una falsa normalità. La proprietà del suolo nasce solo nel transito verso l&#8217;agricoltura nel neolitico, ma fino ai tempi moderni l&#8217;uso agricolo del suolo era inserito in una gestione collettiva con precisi diritti e doveri. Oggi il suolo è diventato una forma di investimento tra le altre e una merce pregiata. Devono essere rafforzati i diritti globali al suolo come bene comune. Il suolo deve nutrire coloro che ci vivono e lavorano. Le regole di una politica globale del suolo che parte dal bene comune non devono avere il carattere di raccomandazioni ma devono essere vincolanti.</li>
<li><strong>I nemici del suolo vivente. </strong>Il discorso sul suolo non può esaurirsi nelle lamentele. Abbiamo bisogno di chiarezza: che cosa spinge il consumo del suolo e come si possono disattivare le varie spinte dello sviluppo? Il suolo vivo come luogo di produzione alimentare, obiettivo supremo di ogni politica del suolo, ha molti nemici: l&#8217;economia finanziaria, le multinazionali del cibo, l&#8217;espansione illimitata delle urbanizzazioni, la situazione finanziaria disperata degli enti locali che fanno cassa con gli oneri di urbanizzazione, i grandi consumatori di superfici nel commercio e nell&#8217;industria, il sogno della casa nel verde, lo spreco di cibo lungo tutta la catena (produzione, trasporto, distribuzione, consumo), l&#8217;iperalimentazione, l&#8217;industria energetica.</li>
<li><strong>Una moltitudine di strategie per salvare il suolo. </strong>Le minacce al suolo nascono da molte fonti diverse e altrettanto variegate devono essere le forme di lotta per la conservazione e l&#8217;accrescimento del suolo e della sua vita. Leggi e regolamenti per dire Stop al consumo di suolo, porre confini all&#8217;espansione urbana nel nord del mondo e delle megacities nel sud del mondo. Acquisto di suolo agrario solo da parte di chi coltiva la terra. Agricoltura organica. Ripopolamento rurale. Concentrazione di volumi, riuso, ripristino, demolizione. Quartieri misti, multifunzionali. Parchi agricoli periurbani multifunzionali. Urban Gardening. Prodotti a km zero. Il suolo come bene comune.</li>
<li><strong>Una grande varietà di attori e nuove alleanze. </strong>Gli impulsi importanti per nuove forme di gestione del suolo nell&#8217;ambito di una conversione ecologica dell&#8217;economia e della società oggi provengono &#8220;dal basso&#8221;: coltivatori biologici e consumatori illuminati, Slow Food, progetti comunitari, Transition Towns, movimenti di Urban Gardening e Guerilla Gardening, reti di città come l&#8217;Alleanza per il Clima e l&#8217;Alleanza per il Suolo, iniziative come Terra Madre, iniziative civiche che si oppongono alla distruzione del paesaggio e gruppi di acquisto ed altre iniziative che organizzano catene corte e rafforzano l&#8217;agricoltura locale &#8211; una ricca varietà di forme di gestione del suolo anticipatorie, decentrate, orientate verso il bene comune. Come si affermerà questa moltitudine di movimenti contro un potente sistema economico e finanziario privo di scrupoli è più che altro una domanda la cui risposta dipende da come gli attori riescono a formare nuove alleanze e forme di cooperazione senza farsi mettere l&#8217;uno contro l&#8217;altro. L&#8217;uso del suolo come fonte di cibo e di piante energetiche, per citare solo un esempio, sono risolvibili in un discorso razionale.</li>
<li><strong>Formazione suolo. </strong>Dei quattro elementi, fuoco, acqua, aria, e terra esiste una diffusa consapevolezza del problema fuoco, cioè della questione energetica, dei conflitti per l&#8217;acqua potabile che manca a un numero crescente di uomini e del rischio alla specie umana che comporta la crescita della concentrazione di gas serra in atmosfera. La precarietà del nostro rapporto col suolo è l&#8217;elefante nella stanza che non percepisce nessuno. La formazione suolo non serve solo alla sensibilizzazione per la minaccia drammatica che abbiamo di fronte ma anche per creare una consapevolezza dell&#8217;inserimento dell&#8217;uomo nei cicli naturali. Il contatto vivo con la terra nella sua lavorazione, ma anche l&#8217;esperienza contemplativa del paesaggio ci sensibilizza, per le nostre radici, del ciclo organico di cui facciamo parte. In questo senso la formazione suolo può anche essere intesa come il sobrio tentativo di ritrovare il terreno sotto i nostri piedi senza derive mistiche o romantiche, ma riconoscendo quei limiti senza i quali non possiamo né assumerci le nostre responsabilità, né viverle in modo individuale.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il suolo sul quale viviamo</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Sep 2012 08:26:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orti urbani]]></category>

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		<description><![CDATA[Il suolo, come lo conosciamo oggi nella sua molteplicità, esiste da circa diecimila anni,  e si formò dopo l’ultima era glaciale. Ai  Colloqui di Dobbiaco 2012 verranno analizzati  i pericoli che incombono sempre più pesantemente su questo sottile strato del  Pianeta, nella sua funzione di habitat, fonte di nutrimento e di risorse. È sempre più  evidente che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il suolo, come lo conosciamo oggi nella sua molteplicità, esiste da circa diecimila anni,  e si formò dopo l’ultima era glaciale. Ai  Colloqui di Dobbiaco 2012 verranno analizzati  i pericoli che incombono sempre più pesantemente su questo sottile strato del  Pianeta, nella sua funzione di habitat, fonte di nutrimento e di risorse. È sempre più  evidente che la cementificazione, compattazione, contaminazione, erosione e  depredamento del suolo sono un pericolo per la vita sulla Terra. <span id="more-324"></span>Al momento, questa  minaccia grava soprattutto sul Sud del mondo, ma è chiaro che la distruzione, i  conflitti d’interesse per l’utilizzo del suolo (nutrimento, energia, edificazione) e la  carenza crescente di terreno fertile, in previsione di un aumento della popolazione  mondiale nei prossimi decenni sono una minaccia per tutto il Pianeta. Se negli anni  Sessanta ogni abitante della Terra poteva contare, in media, su 0,4 ettari di suolo  coltivabile, nel 2050 ne avrà a disposizione solo 0,16, tanto che ormai, parafrasando il  “picco del petrolio”, si parla di “picco del suolo”.</p>
<p>I relatori e il pubblico dei <a href="http://www.toblacher-gespraeche.it">Colloqui di Dobbiaco 2012 </a>si confrontano sul futuro del suolo  e della vita che si sviluppa sopra e sotto di lui, del terreno che sta sotto i nostri piedi,  della politica del suolo nei paesi alpini e di altri argomenti correlati. Quali opportunità  e prospettive si aprono nella lotta al consumo del suolo? Come si possono difendere i  diritti delle popolazioni rurali dalla corsa all’accaparramento di appezzamenti enormi  da parte delle multinazionali, soprattutto in Africa? Quale contributo può dare una  politica attiva per la difesa del suolo allo sviluppo di filiere produttive ed economiche  più ecologiche e sostenibili?</p>
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		<title>I contadini di Levi Strauss</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jul 2012 08:38:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orti urbani]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8230;costoro (i contadini), siccome continuano a mantenere un diretto contatto con la natura e con la materia, sanno di non avere il diritto di violentarle, ma devono cercare pazientemente di capirle, di sollecitarle con precauzione, direi quasi di sedurle, attraverso la dimostrazione perennemente rinnovata di una familiarità ancestrale fatta di cognizioni, di ricette e di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>&#8230;costoro (i contadini), siccome continuano a mantenere un diretto contatto con la natura e con la materia, sanno di non avere il diritto di violentarle, ma devono cercare pazientemente di capirle, di sollecitarle con precauzione, direi quasi di sedurle, attraverso la dimostrazione perennemente rinnovata di una familiarità ancestrale fatta di cognizioni, di ricette e di abilità manuali trasmessi di generazione in generazione.<span id="more-315"></span>Ecco perchè il lavoro manuale, meno lontano di quanto sembri da quello del pensatore e dello scienziato, costituisce anch&#8217;esso un aspetto dell&#8217;immenso sforzo dispiegato dall&#8217;umanità per capire il mondo: probabilmente l&#8217;aspetto più antico e durevole, quello che, più prossimo alle cose, è anche il più adatto a farci concretamente cogliere la loro ricchezza e ad alimentare la meraviglia che proviamo allo spettacolo della loro diversità.</p>
<p>Ci si prodiga oggigiorno ad allestire banche di geni per preservare il poco che sopravvive delle specie vegetali originali create nel corso dei secoli da modi di produzione totalmente diversi da quelli ora praticati. Si spera anche di eludere i pericoli della cosiddetta &#8220;rivoluzione verde&#8221;, vale a dire un&#8217;agricoltura ridotta a poche specie vegetali di grande rendimento, ma tributarie di concimi chimici e sempre più vulnerabili agli agenti patogeni.</p>
<p>Non dovremmo forse andare ancora più in là e, non contenti di conservare i risultati di quei modi di produzione arcaici, sforzarci anche di tutelare gli insostituibili savoir-faire grazie ai quali quei risultati furono acquisiti?</p>
<p>Chissà, infatti, se le minacce che pesano attualmente sulla civiltà occidentale non li renderanno, un giorno, provvidenziali per coloro che verranno dopo di noi?</p></blockquote>
<p><em>Claude Levi Strauss (dal discorso tenuto per il Premio Nonino nel 1986)</em></p>
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		<title>Papa Luciani e gli orti urbani</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jun 2012 09:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[orti]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Luciani]]></category>
		<category><![CDATA[proprietà privata]]></category>
		<category><![CDATA[Terra Madre]]></category>
		<category><![CDATA[terre rare]]></category>

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		<description><![CDATA[Chissà (chi sa?) che relazione ci potrebbe mai essere tra un Papa, che molti conoscono solo per la drammatica brevità del suo magistero, e gli orti urbani. Ed effettivamente il percorso logico è un pò lungo da raccontare, ma non tanto contorto. Per arrivare a destinazione ci aiuta un bell&#8217;articolo scritto da Paolo Cacciari e pubblicato dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chissà (chi sa?) che relazione ci potrebbe mai essere tra un Papa, che molti conoscono solo per la drammatica brevità del suo magistero, e gli orti urbani. Ed effettivamente il percorso logico è un pò lungo da raccontare, ma non tanto contorto. Per arrivare a destinazione ci aiuta un bell&#8217;<a href="http://www.eddyburg.it/article/articleview/19121/0/285/">articolo scritto da Paolo Cacciari</a> e pubblicato dal Manifesto il 9 giugno scorso.<span id="more-277"></span></p>
<p>Secondo Cacciari, che titola &#8220;L&#8217;illusione green&#8221;, è ormai chiaro a tutti che capitale e natura non vadano d&#8217;accordo. Tanto sarebbe vera questa affermazione, che nel sito di Chris Marthenson, un analista finanziario che ha venduto tutto, si consiglia di comprare terra e metalli preziosi. Come dire: non accumulate ricchezze finanziarie perchè il loro valore dipende dalla disponibilità delle risorse naturali, non diversamente da quanto succedeva per le monete, quando le riserve auree retrostanti erano la garanzia del loro valore di scambio.</p>
<p>Alla fine del suo ragionamento Cacciari non sposa le ragioni degli ambientalisti e neppure quelle degli analisti finanziari che stanno spingendo Stati Uniti e Cina verso la guerra delle &#8220;terre rare&#8221;, ma quelle del povero Papa prematuramente scomparso, e si aggrappa al primato della politica, arte delle scelte collettive.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=oYiDd1dp2U0">Papa Luciani aveva detto che </a>&#8220;la proprietà privata per nessuno è un diritto inalienabile e assoluto; nessuno ha la prerogativa di poter usare esclusivamente dei beni in suo vantaggio oltre il bisogno quando ci sono quelli che muoiono per non aver niente&#8221;. E quindi, fuori dal contesto religioso che conduce ad obblighi molto pesanti anche per la Chiesa, la società civile ha, secondo il pensiero di Cacciari, il dovere di regolare il comportamento collettivo per salvaguardare la Madre Terra e tutti i figli suoi.</p>
<p>E gli orti urbani con i quali si chiude il titolo? In quelli di via Chiodi a Milano, ma certamente e anche in misura maggiore in molti altri sparsi in giro per il mondo, si tocca con mano la scelta delle famiglie di non possedere né la terra, né la ricchezza finanziaria, ma la forza del proprio lavoro, del proprio impegno, della propria solidarietà con la natura.</p>
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		<title>Il futuro comincia dalla terra</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jun 2012 15:31:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ennesimo consiglio da Carlo Petrini su La Repubblica del 7 giugno, il quale non manca di citare Ermanno Olmi quando, a margine di un convegno dedicato ai nuovi mestieri del cibo e dell’ambiente ha esclamato “ Finalmente la primavera sta arrivando”. Petrini cita proprio le “buone pratiche” che consentono ai cittadini di realizzare così i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ennesimo <a href="http://www.eddyburg.it/article/articleview/19112/0/286/">consiglio da Carlo Petrini su La Repubblica del 7 giugno</a>, il quale non manca di citare Ermanno Olmi quando, a margine di un convegno dedicato ai nuovi mestieri del cibo e dell’ambiente ha esclamato “ Finalmente la primavera sta arrivando”. Petrini cita proprio le “buone pratiche” che consentono ai cittadini di realizzare così i cambiamenti: iniziando a fare.</p>
<p><span id="more-259"></span></p>
<p>E&#8217; proprio quello che Angoliditerra, da dieci anni, propone a tutti coloro che sono disposti a rimboccarsi le maniche, assumendosi la responsabilità di produrre una buona quantità di cibo direttamente dalla terra della propria città.</p>
<p>E, come ricorda Carlo Petrini, tutte queste persone stanno facendo vera economia.</p>
<p>Io aggiungo un’osservazione: non fanno solo economia, <strong>ma fanno e tramandano la cultura del rispetto della natura, dell’ambiente, della madre terra. E forse questo vale più di qualsiasi fattore economico.</strong></p>
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		<title>Hortus Pavia</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jun 2012 09:33:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orti urbani]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutti a Pavia il 22 giugno per il primo convegno, in Italia, che propone di trattare i più importanti temi sociali e urbanistici connessi agli orti urbani e ai giardini familiari. Finalmente si parlerà del ruolo che la pubblica amministrazione può esercitare per favorire una diffusione ordinata e coerente di questa “buona pratica” e sarà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.hortuspavia.it/?page_id=14">Tutti a Pavia il 22 giugno per il primo convegno</a>, in Italia, che propone di trattare i più importanti temi sociali e urbanistici connessi agli orti urbani e ai giardini familiari. Finalmente si parlerà del ruolo che la pubblica amministrazione può esercitare per favorire una diffusione ordinata e coerente di questa “buona pratica” e sarà un’ottima occasione per chiedere con decisione una specifica legislazione.</p>
<p><span id="more-251"></span></p>
<p>Il grande sforzo organizzativo è sostenuto da<a href="http://www.slowfoodpavia.it/"> Slow Food Pavia</a>, che ha riunito attorno a sé un grande numero di istituzioni che a Pavia si occupano di territorio e di cibo, due cose che dobbiamo avere molto care. Angoliditerra mi invierà a trattare un tema particolarmente delicato: <strong>la sussidiarietà orizzontale e il ruolo della Pubblica Amministrazione per le politiche di sviluppo degli orti urbani</strong>.</p>
<p>Ma non mi limiterò a questo aspetto e con l’aiuto di qualche immagine presenterò l’esperienza ormai decennale degli Orti di via Chiodi, che sono diventati un progetto pilota molto conosciuto.</p>
<p>La manifestazione di Pavia, oltre ai convegni, propone una lunga serie di attività delle quali potete prendere conoscenza <a href="http://www.hortuspavia.it/?page_id=266 ">leggendo il comunicato stampa</a> che riassume 4 giorni dedicati agli orti.</p>
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		<title>Centinaia di nuovi orti urbani a Milano</title>
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		<pubDate>Thu, 31 May 2012 13:36:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orti urbani]]></category>

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		<description><![CDATA[A 10 anni dalla costruzione dei primi Orti di via Chiodi, unici per superficie occupata e per formula di gestione, ci raggiunge la notizia che tra poche settimane il Comune di Milano metterà a disposizione alcune aree che i cittadini potranno trasformare in orti urbani. La superficie complessiva potrebbe superare i 20 ettari e si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A 10 anni dalla costruzione dei primi Orti di via Chiodi, unici per superficie occupata e per formula di gestione, ci raggiunge la notizia che tra poche settimane <strong>il Comune di Milano metterà a disposizione alcune aree che i cittadini potranno trasformare in orti urbani</strong>. La superficie complessiva potrebbe superare i 20 ettari e si prevede che l’affidamento in concessione potrà essere trentennale.</p>
<p><span id="more-205"></span></p>
<p>La bella notizia, che è da accogliere con qualche riserva, almeno fino a quando saranno rese note le condizioni contrattuali, è di quelle che, per i risvolti urbanistici, possono determinare una svolta storica. Infatti le aree saranno evidentemente scelte tra quelle inedificate e coltivabili, quindi in buone condizioni ambientali. Aree di questo genere, in ambito urbano o periurbano, avrebbero un grande valore come “riserve” per future trasformazioni edilizie, anche per eventuali opere pubbliche o servizi generali.  Quindi, la scelta di dedicarle alla coltivazione in città è un coraggioso sacrificio che, al contrario di quanto si potrebbe immaginare, non può prevedere un ripensamento, nemmeno a distanza di molti anni. Infatti è ormai ampiamente consolidata l’idea che l’agricoltura urbana debba rientrare, con una quota evidentemente contenuta di superficie, tra quelle funzioni irrinunciabili che devono essere previste ed offerte a chi sarà disposto ad esercitare una funzione attiva di gestione del verde (ognuno sarà responsabile dell’”angolo di terra” assegnato). Questi utenti, che nella maggioranza dei casi saranno famiglie, non saranno mai disposti a considerare l’eventualità che, anche per ragioni apprezzabili, si possa un giorno rinunciare a questa “buona pratica “ di uso del territorio e quindi costituiranno la principale garanzia della perpetuazione degli orti stessi.</p>
<p>Se l’esperimento troverà consenso, nonché utenti pronti a rimboccarsi le maniche e ad impugnare la zappa, sarebbe d’obbligo predisporre una normativa comunale che consenta pari opportunità anche alle aree agricole periurbane di proprietà privata, magari comprese nel perimetro del Parco Sud.  Se così fosse, la tanto auspicata biodiversità potrebbe essere incrementata con l’intervento degli agricoltori per hobby.  Quelli professionali sono ancora molto legati, non senza buone ragioni, all’economia del mais e del riso.</p>
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